Eccoci qui, finalmente, nel mio personalissimo spazio dove sentirmi libera di parlare e raccontare delle mie avventure tra le righe dei libri – alcuni parcheggiati sul comodino (e prossimi alla lettura) e altri parcheggiati sulla mia libreria.
Quello di cui voglio parlarvi oggi è Il Club dei Delitti del Giovedì di Richard Osman.
Quello che NON potete aspettarvi da questa recensione: un punteggio a stelle. Se siete arrivati qui, significa che avete bisogno che una vostra amica vi dia un’impressione su un libro, non un punteggio per giocarsi una schedina al fantacalcio o chissà che altro.
Quindi, premesse fatte, iniziamo con gli essentials:

📖 Titolo: Il Club dei Delitti del Giovedì
✍ Autore: Richard Osman
🏠 Casa editrice: Feltrinelli (inizialmente pubbicato da SEM)
📅 Anno di pubblicazione: 2020
📑 Numero di pagine: 464
🎭 Genere: giallo, cozy mystery
🎯 Target: adulti
Trama (senza spoiler!)
In un tranquillo residence per anziani nell’entroterra inglese, quattro pensionati – Elizabeth, Joyce, Ibrahim e Ron – si riuniscono ogni giovedì per esaminare vecchi casi di omicidio mai risolti. Il loro è un passatempo curioso, fino a quando un delitto avviene proprio vicino a loro.
Tra una tazza di tè (e qualche bicchiere di whisky), il quartetto si ritrova coinvolto in un’indagine vera, con la polizia che sembra arrancare e loro che, invece, mettono insieme i pezzi del puzzle con ironia e astuzia.
Sembra un cozy mystery qualunque? Forse, ma Osman porta una ventata di freschezza con una scrittura brillante e personaggi realistici.
Cosa mi è piaciuto
Non sono una grande appassionata di gialli, ma allo stesso tempo non mi piace incasellarmi nel ruolo di lettrice di un determinato genere, o di chi scarta a priori altre letture. Una storia bella è bella e basta, un buon libro è un buon libro. E Osman è sbarcato nel mercato editoriale con una penna arguta e brillante.
L’idea dei nonnini super arzilli, che tra una tazza di tè corretto al whisky e reumatismi risolvono casi che la polizia fatica a decifrare, è davvero divertente e – onestamente – è l’unica cosa che mi ha convinto ad acquistare il libro in libreria, parecchi mesi fa.
Mi è piaciuta la lunghezza della storia: abbastanza lunga da non trascurare nulla, ma non tanto da farmi arrivare con il fiatone verso le ultime pagine.
Ho apprezzato molto i quattro protagonisti, tutti con personalità ben distinte, e il fatto di poter entrare nella testa di una delle due protagoniste tramite le pagine del suo diario. Leggere tra le sue parole, in un mix tra flusso di pensieri e paranoie da terza età, è stato – paradossalmente – rassicurante. È stato come entrare nella testa di mia nonna (che mi guarda da lassù) e scoprire come pensano le persone quando si arriva a quell’età. Molto realistico.
Cosa non mi è piaciuto
Non mi sento di fare delle critiche vere e proprie. Il libro, la trama, la scrittura… tutte cose che ho apprezzato moltissimo.
Ovviamente, come molti gialli che si rispettano, gli indizi su chi abbia commesso il fattaccio si trovano tra le prime pagine. Però, se proprio devo esprimere una preferenza, avrei voluto che il colpevole fosse qualcun altro. Però, però, però… mi fermo qui. Vi ho promesso nessuno spoiler. 😏
Estratti che ho amato
“Il villaggio è quasi buio ora. Nella vita devi imparare a contare le belle giornate. Le devi infilare tutte in tasca e portartele sempre con te. Quindi metto questa giornata in tasca e me ne vado a letto.”
Una riflessione toccante. Mi ha colpito più di quanto vorrei ammettere.
Conclusioni
Da leggere? Assolutamente sì!
Con un pizzico di buona volontà e tempo a disposizione, le pagine si divorano in pochi giorni. Non fate come me, che faccio un milione di cose contemporaneamente e oscillo tra le 10 pagine a sera e le 100 pagine in un pomeriggio di un qualunque sabato uggioso.
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