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Questo NON è un articolo su come pubblicare un libro

Ma su quello che succede dopo, quando lo fai davvero

Pubblicare un libro viene sempre raccontato come un traguardo. Il problema è che nessuno ti dice cosa succede dopo.

Quindi, eccomi qui! Dopo interminabili sessioni di editing, brainstorming notturni e caffè che ormai mi guardano con pietà. È diventata la mia routine negli ultimi mesi… negli ultimi giorni… nell’ultimo anno, praticamente.
Mentre scrivo sto cercando di conciliare due attività ad altissimo rischio: sgranocchiare le mie patatine preferite (sì, quelle alla cipolla e panna acida che ti rendono socialmente inavvicinabile per 12 ore) e non sporcare la tastiera del mio nuovo portatile, gentilmente concesso da Samsung.
Sto fallendo miseramente.
Le briciole cercano di infilarsi tra i tasti, scivolano, rimbalzano, io soffio, loro tornano. Praticamente la stessa dinamica dei miei pensieri ultimamente.

Ma partiamo dal principio.

*Si schiarisce la voce, o meglio, sgranchisce le dita, perché alla fine scrivere è l’unico modo che ho per sentire la mia voce senza sprecarla*

Questo post potrebbe essere lungo, o corto. Dipende da quanta pazienza avrò prima di chiudere tutto e fingere che non l’abbia mai scritto.
Comunque…
Non so se ve l’ho detto, ma quest’anno ho pubblicato un libro.
Lo so, lo so, sembra la classica cosa di cui ti ricordi ogni mattina con orgoglio. E invece a volte me lo dimentico. Sul serio. E non perché non sia importante, ma perché vivo sempre proiettata avanti, tipo rincorsa eterna: KPI, vendite, ROI, pianificazione, programma, programma, programma.

Non mi fermo mai a guardare indietro. Mai. Ho sempre l’ansia di dover fare di più.
Di essere di più.

Sentirsi senza bussola, anche quando stai andando avanti

E mi è successo questo strano momento “illuminazione” (ovviamente negativo, sennò non sarei io): mi sono sentita in mezzo a un oceano, letteralmente. Non perché vivo sul mare, che pure è stata una mia scelta bellissima. Ma perché a volte tutto si muove in tutte le direzioni e la mia bussola… fa schifo. Tipo che funziona una volta su tre, e le altre due mi arrangio guardando dove sta il sole. Che d’inverno, tra l’altro, si fa desiderare.

Scrivere, lavorare, misurarsi: quando tutto non sembra mai abbastanza

Ma ho capito che non c’entra il tempo: mi sveglio di cattivo umore quando gli obiettivi mi sembrano troppo lontani, quando sento di stare correndo senza arrivare da nessuna parte.
Sono cresciuta con la sensazione di non essere abbastanza. Per nessuno. Nemmeno per me stessa.
Ed eccomi qui, con il mantra quotidiano:
“Potevi fare di più.”
“Dovevi farlo meglio.”
“Avresti potuto anticipare.”
Tutto bello, finché non mi accorgo che questa regola la applico solo a me, mentre agli altri direi il contrario. Ho un motto universale che regalo a tutti, tranne a me stessa:
Non puoi sentirti in ritardo se oggi sei un passo avanti a ieri.

Sembra intelligente, vero?
Peccato che io lo ignori puntualmente.

Cosa mi è rimasto addosso di questo 2025

Quindi eccomi qui: senza bussola, sospesa tra “Ho fatto tutto quello che potevo” e “Avrei potuto fare di più”.
Facciamo allora un vero recap di questo 2025.

  • Sono arrivata in una nuova città, con una vita da riscrivere e una tela bianca.
  • Ho iniziato a ingranare sul serio col mio lavoro, quello per cui ho studiato, investito, e che ho scelto di fare da freelance per non chiedere più il permesso a nessuno per essere competente.
  • Ho visto un progetto editoriale prendere forma (e sì, hanno provato a fregarmi: C’HANNO PROVATO, giuro).

Ma sto ancora qui, con ancora più voglia di fare (forse).

Quando la scrittura cambia insieme a te

Mi sento come una protagonista di un romance, acida e sarcastica, che cerca di non ammettere che la vita le sta cambiando sotto il naso. In effetti, questa digressione aveva un’aria un po’ da Victoria in erba. A proposito: dicono che nella prima versione Victoria fosse insopportabile. Fortuna che è migliorata. Perché immaginatevi 450 pagine col suo carattere, intrappolata in una relazione con uno strafico di un cartello colombiano… e pure pesante.
Te prego, Vik, damme tregua.

E invece no. È cresciuta.
Ed è cresciuta insieme a me.

Entrare nel 2026 senza chiedere permesso

Vorrei dirvi che quest’anno mi ha cambiata. Ed è vero. Ho preso in mano cose che prima subivo, ho capito che quello che ci andava bene dieci anni fa ora può farci male, ho conosciuto persone nuove bellissime, altre sorprendenti, e altre ancora… beh.
Un brindisi a chi si è rivelato una merda. Non perché mi abbia ferita, ma perché mi ha dato la direzione.

Quindi ecco cosa farò: brindo al 2026 pensando a tutto ciò che mi ha fatto dubitare di me. Perché oggi sono più centrata di quanto sia mai stata.

A voi che mi leggete auguro solo una cosa, ma fatta bene.
Che nel nuovo anno smettiate di chiedere permesso ai vostri sogni.
Cercateli.
Inseguiteli.
Sporcateci la tastiera.
E non lasciateli mai.

💜

📖 Per chi vuole andare oltre queste righe

Confini Sfumati è il mio modo di raccontare personaggi che si muovono che sbagliano strada, che non hanno mai una bussola perfettamente funzionante.
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